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Il GPS del cervello: Premio Nobel per la Medicina a tre psicologi PDF Stampa E-mail
Martedì 07 Ottobre 2014 17:53

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Grande gioia e soddisfazione per il conferimento del Nobel per la Medicina a tre Psicologi specializzati nel campo della psicofisiologia e neuroscienze.

L'americano John O'Keefe, laureato in Psicologia al City College di New York e specializzato alla scuola del grande psicologo Donald Hebb alla Mc Gill University di Montreal. I coniugi norvegesi Edward Moser e May-Britt Moser laureati in Psicologia ad Oslo, dove si sono conosciuti e poi specializzati in Neurofisiologia.

Sono state premiate le loro scoperte sui processi cerebrali che consentono l'orientamento spaziale negli esseri viventi.

Un grande esempio di integrazione tra scienze psicologiche e biomediche.

Lo psicologo O’Keefe nel 1971 aveva individuato per la prima volta i “neuroni di posizione”, place cell, localizzati nell’ippocampo, un’area del cervello che svolge un ruolo essenziale nei processi di apprendimento e memoria a lungo termine)* e la cui attività è direttamente collegata alla posizione che il corpo occupa nello spazio.

I coniugi May-Bitt ed Edvard Moser, psicologi e neurofisiologi, hanno successivamente scoperto i “neuroni a griglia”, grid cell, situati nella corteccia entorinale, direttamente collegati con le place cell e organizzati secondo un mosaico di tasselli esagonali. L’integrazione di questi due studi ha permesso di chiarire i meccanismi che permettono all’individuo di orientarsi nello spazio: attraverso la costruzione di una “mappa mentale” del mondo circostante, queste cellule costituiscono una specie di sistema di navigazione interno, che è stato dunque definito “GPS cerebrale”. Vediamo dunque come Medicina e Psicologia sempre più si trovano a condividere un linguaggio con cui descrivere i fenomeni dell’umano, che si rivela essere di una complessità straordinaria.

La Psicologia, ed in particolare l’epistemologia della Cibernetica di secondo ordine, l’aveva affermato qualche decennio fa: l’uomo immagazzina le esperienze costruendosi una propria “mappa”, un proprio “GPS” appunto, con cui orientarsi nel mondo, leggere la realtà e le relazioni che esperisce, muoversi in esse e con esse, dare significati.

Ancora una volta ciò che avviene a livello fisico è sovrapponibile a ciò che accade nello psichico; ancora una volta siamo spettatori di un incontro tra corpo e mente; ancora una volta siamo chiamati a renderci conto di come non sia più possibile mantenere quella separazione, creata nel pensiero occidentale e rafforzata da Cartesio in poi, tra corpo e psiche.

 

Marcella Messina

 




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