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Poco lavoro e basso redditodegli Psicologi: le prospettive offerte dal riconoscimento di professione sanitaria per un cambiamento PDF Stampa E-mail
Giovedì 26 Settembre 2019 07:25

Il Sole 24 Ore ha pubblicato recentemente una classifica dei redditi medi dei professionisti a tre anni dal conseguimento della laurea magistrale (vedi sotto). I laureati in Psicologia risultano la categoria con il reddito medio più basso come si vede dalla tabella in basso. I laureati in Psicologia che lavorano a 3 anni dalla laurea risultano guadagnare in media 900 euro al mese, contro i 1100 di un laureato in filosofia, i 1200 di un laureato in Biologia,i 1570 di un Infermiere, i 1600 di un laureato in Informatica, i 1800 di un laureato in Medicina e così via.

 

 

 

 

 

grafico 1

 

Potremmo attribuire questo dato ad un inadeguato utilizzo degli Psicologi in Italia, ma non è questa la risposta giusta. Per due motivi: il primo è che, anche se è vero che gli Psicologi non sono ancora adeguatamente utilizzati (nonostante i progressi fatti) questo però è vero per tanti altri Paesi dove i redditi sono più alti. Inoltre la statistica sul reddito non riguarda solo i laureati che esercitano la professione psicologica, ma anche quelli che dopo la laurea non si sono iscritti all’Ordine.

Se infatti vediamo l’immagine successiva possiamo notare che: 1) i laureati in materie psicologiche (la laurea in Psicologia non esiste più – è bene ricordarlo – da quando è scomparso il ciclo unico) sono tra i più numerosi: 6758 laureati magistrali nel 2017, quasi a livello di tutti i tipi di ingegneri e il 70% dei medici (che sono aumentati però recentemente).

2) secondo questi dati, a fronte di 6754 laureati gli iscritti all’Ordine sarebbero stati 4907, cioè circa 2000 in meno, fenomeno unico con questa rilevanza nelle lauree che si occupano di salute.

Se aggiungiamo (dati Enpap) che poco più della metà degli iscritti all’Ordine si iscrive anche all’Enpap (condizione necessaria laddove si effettuino anche minime prestazioni psicologiche) il dato che se ricava è che questi laureati in materie psicologiche occupati al 75% a 3 anni dalla laurea e che guadagnano meno di tutti gli altri laureati, nella stragrande maggioranza non fanno gli Psicologi.

grafico 2

Il dato che emerge da questi numeri è quello di una laurea che non solo a perso la sua unitarietà nel nome e nei fatti ma che non appare professionalizzante per la professione psicologica.

Una laurea professionalizzante di una professione sanitaria deve avere caratteristiche di forte professionalizzazione (ovvero alla laurea devi saper fare – almeno in modo basilare ma adeguato) quella attività, deve avere un adeguato rapporto docenti allievi, ore teoriche e pratica. E deve aver un numero di posti programmato con il fabbisogno del mercato del lavoro.

Tutte cose che oggi non ci sono. Anzi i corsi universitari di materie psicologiche sono stati moltiplicati (anche per via telematica) e così oggi abbiamo in Italia lo stesso numero di Psicologi che c’è in tutto nel resto d’Europa o negli Stati Uniti. Ovvero una inflazione di Psicologi in barba alle indicazioni che impongono alle Università di aprire corsi in base alle prospettive del mercato.

Se questa situazione continua i problemi di chi cerca di lavorare come psicologo aumenteranno sempre di più: aumenterà l’inadeguatezza della lauree (quindi il titolo universitario sarà dequalificato), il numero di laureati che faranno altri lavori (quindi una laurea sempre meno connotabile come professionale), saranno comunque sempre troppi coloro che faranno l’esame di Stato e spenderanno anni e soldi per specializzarsi, perché dovranno combattere con una situazione unica al mondo di uno psicologo ogni 500 abitanti.

Allora è urgente cambiare, mettere questo tema in cima all’agenda di lavoro della categoria.

Oggi abbiamo un punto forte a nostro favore: l’approvazione della legge che nel 2018 ci ha riconosciuto come professione sanitaria. Questo successo ottenuto dal nostro Ordine apre la strada ad un cambiamento nella formazione: ed infatti il CNOP ha approvato (all’unanimità) un documento che chiede al Governo il ritorno al ciclo unico, una qualificazione ed una seria programmazione degli accessi. Ovvero di essere trattati come le altre professioni sanitarie.

Speriamo che tutte le voci della categoria, compresi i professori universitari, si uniscano a questa battaglia. Siamo stanchi che l’interesse dei giovani per la psicologia venga sfruttato per creare disoccupati o sottoccupati, vogliamo che la laurea in Psicologia sia un traguardo prestigioso, che insegni una professione (e non una materia), e che apra prospettive concrete. Poi sarà il merito di ciascuno a fare il resto, come è giusto che sia….

 

 

 




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