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Psicologia e Immigrazione PDF Stampa E-mail
Lunedì 18 Novembre 2013 22:20

migrantiNel lavoro con i migranti, in particolare con i cosiddetti “migranti forzati”, mi chiedo spesso, come psicologa e psicoterapeuta, quale possa essere lo specifico ruolo della Psicologia, in un’epoca dove la presenza dei migranti coinvolge la quotidianità di tutti in modo trasversale.

Con sempre maggior forza, i Servizi di tipo pubblico e privato sono chiamati ad intervenire in situazioni per lo più complesse, dove ci si trova di fronte alla Diversità dell’altro: tale diversità interpella lo psicologo, così come tutte le altre professionalità di tipo socio-sanitario, in modo particolare e spesso come professionisti ci si trova spaesati o con la sensazione di non avere gli strumenti adatti a comprendere e quindi ad intervenire.

 

Ritengo che la nostra professione possa avere un ruolo cruciale nel lavoro con i migranti: se da un lato, per quanto riguarda le popolazioni costrette a migrare perché vittime di abusi e tortura, la Psicotraumatologia può e deve essere l’interlocutore primario, dall’altro esistono questioni molto delicate e complesse che hanno invece a che fare con lo strappo culturale, e le relative conseguenze, che magari siamo chiamati a tentare di alleviare. Questo secondo elemento mi suscita domande, più che risposte certe: fino a che punto riusciamo come psicologi, con gli strumenti che abbiamo, a comprendere i codici culturali del migrante che ci sta di fronte? E quanto poi ci facciamo guidare nel lavoro clinico da tale comprensione? Ancora… Quanto consideriamo la tanto appellata “integrazione” (concetto ben difficile da definire!) l’obiettivo ultimo del lavoro clinico e/o terapeutico con i migranti, senza porci prima altri tipi di quesiti CON i migranti stessi?

 

Forse è nel continuo tentativo di dare risposte a tali domande che lo Psicologo, lo Psicoterapeuta e la Psicologia più in generale, possono trovare il proprio posto nel lavoro con i migranti, dando un contributo decisivo nel trovare quella “giusta distanza” (per citare un film di Mazzacurati) con la Diversità del migrante stesso nel lavoro clinico quotidiano.

Dott.ssa Elisa Danese